di Andrea Blarasin

L’episodio che ha coinvolto la giovane dottoressa Martina Medei a Passo di Treia, presa di mira con un foglio di insulti affisso sul cartello dei suoi orari di ambulatorio, è purtroppo il segnale di un clima che non può essere sottovalutato. Un gesto grave, che ferisce la dignità non solo di chi ogni giorno si mette a disposizione dei pazienti, ma dell’intero mondo sanitario.

A lei, come a tutti i professionisti della salute, va la solidarietà di chi riconosce il valore di un lavoro svolto in condizioni spesso difficili, tra carichi eccessivi, turni infiniti e risorse non sempre adeguate. È inaccettabile che, oltre a queste fatiche, i medici debbano subire anche aggressioni verbali, qualche volta anche fisiche, o insulti gratuiti da parte di chi dovrebbe invece avere gratitudine e rispetto.

La verità è che la sanità e il sociale rappresentano un settore fragile e cruciale insieme, una colonna portante della nostra comunità che merita di essere sostenuta con forza. Episodi come quello di Treia devono spingere tutti – cittadini, istituzioni e politica – a un’assunzione di responsabilità collettiva.
La Regione Marche, in questi anni, ha dimostrato attenzione con investimenti e riforme mirate a rafforzare la rete dei servizi e a garantire una maggiore presenza sul territorio.
È un impegno che deve proseguire e intensificarsi, ma che può essere efficace soltanto se accompagnato dalla collaborazione dei professionisti e dal sostegno delle comunità locali.

Investire nella sanità significa investire nel futuro. Significa rafforzare gli organici, migliorare le strutture, ma anche restituire serenità a chi indossa il camice.
Non è un compito che può essere lasciato sulle spalle di pochi: riguarda l’intera comunità, perché senza un sistema sanitario sostenuto e rispettato si incrina la qualità della vita di tutti.

Il rispetto verso chi si prende cura di noi non è un atto dovuto, è la condizione minima per continuare a credere in una sanità vicina alle persone, umana e sostenibile.

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