di Andrea Blarasin
Nella penombra vellutata di una biblioteca antica, dove l’odore della carta si mescola al silenzio solenne del tempo, due figure emergono tra scaffali colmi di tomi consumati: Vilfredo Pareto e Antonio Labriola. I loro occhi brillano, non per la luce tremolante delle lampade, ma per il fuoco di un’idea che da sempre li divide.
Pareto, accarezzandosi la barba con un gesto lento e pensieroso, lascia affiorare un sorriso ironico.
— Ah, caro Antonio… ancora convinto che lo Stato possa domare la tempesta dell’economia? Trump alza muri di dazi, Putin brandisce il nazionalismo come scudo… ma sono illusioni. Tentativi vani di trattenere il vento con le mani. Il mercato — aggiunge, con voce calma ma tagliente — vive, respira, si autoregola. Lo fa meglio di qualsiasi burocrate.
Labriola solleva appena un sopracciglio, come chi ha già sentito mille volte lo stesso ritornello ma non ha perso il gusto del confronto.
— Vilfredo, il tuo mercato è una foresta senza sentieri. In essa sopravvive solo chi ha artigli affilati. Quello che Trump e Putin cercano di fare è restituire dignità ai popoli, proteggere gli ultimi da una globalizzazione che divora e disgrega. Il libero mercato non conosce giustizia. Conosce solo profitto.
Pareto si sposta accanto a una scrivania coperta di carte, poggia una mano sul legno levigato.
— Dignità ? Protezione? Lo Stato che tu veneri finisce per strangolare il respiro dell’iniziativa. I dazi sono catene per l’impresa. Il protezionismo? Un bozzolo che imprigiona. La storia ci insegna che ogni ingerenza statale è zavorra. Lascia che il mercato fluisca, e troverà — da sé — il proprio equilibrio.
Labriola si alza, l’ombra lunga disegnata dal lume si allunga sulle pareti.
— Equilibrio? Illusione! Il mercato ignora l’uomo. Ne ignora il dolore, la fatica, la fragilità . L’intervento statale non è un freno: è l’unico argine al caos. Trump protegge i suoi operai, Putin difende la sovranità . Senza una mano forte, le nazioni diventano prede. Il futuro è dello Stato, e tu, Vilfredo, non puoi più ignorarlo.
Pareto lo guarda, il sorriso più enigmatico di prima. Una pagina si gira da sola, mossa da un soffio d’aria che arriva da chissà dove.
— Forse. Ma l’uomo cerca la libertà più dell’ordine. E la storia, prima o poi, ridimensiona ogni statalismo. Trump e Putin stanno sfidando le maree. Ma il tempo… il tempo parlerà per me.
Nel silenzio che cala, fitto e denso, i due restano lì, immobili, come statue di idee contrastanti, entrambi convinti della loro visione, entrambi incapaci di persuadersi l’un l’altro. Ma le loro parole, come echi di un dibattito eterno, continueranno a risuonare nel tempo, sfidando il destino di economie e nazioni.




