di Andrea Blarasin
Il panorama globale sta vivendo una trasformazione epocale, guidata da politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche. I dazi imposti da Donald Trump, che colpiscono partner storici come Canada e Europa, rappresentano un ritorno al protezionismo. Questi dazi mirano a ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti e a riportare la produzione industriale sul suolo americano, ma stanno generando una instabilità economica globale. Parallelamente, Vladimir Putin promuove un nuovo ordine mondiale basato sulla multipolarità e sulla sovranità nazionale, sfidando l’egemonia occidentale e consolidando alleanze strategiche con Cina e India, per bilanciare e contrastare l’influenza e l’interventismo degli Stati Uniti e dell’Europa.
Questa convergenza di politiche protezionistiche può volgere verso una accelerazione allo smantellamento della globalizzazione, un processo che ha dominato l’economia mondiale negli ultimi decenni. La globalizzazione, pur avendo favorito la crescita economica e l’interconnessione tra i paesi, ha mostrato anche i suoi limiti, sacrificando comunità, lavoro e identità sull’altare del profitto. Le crescenti disuguaglianze sociali e l’erosione della sovranità economica si sono trasformate in questioni centrali, alimentando il malcontento e la ricerca di alternative.
In questo scenario in evoluzione, si avverte la necessità di delineare una “terza via” capace di andare oltre l’atavica contrapposizione tra Stato e Mercato e trasfonderla in dualità dove le due forze convivano in equilibrio al servizio del bene comune. La “via sociale” propone un sistema che metta al centro le persone, le comunità e la sovranità economica, costruendo un modello inclusivo basato su giustizia sociale, sostenibilità ambientale e partecipazione democratica. Questo approccio non è un’utopia, ma una risposta concreta alle sfide del XXI secolo. La politica industriale deve tornare protagonista, con investimenti strategici e un’attenzione particolare al lavoro stabile e dignitoso e ad una gestione consapevole delle risorse naturali con sempre al centro l’uomo.
La visione di Trump e Putin, pur divergendo nei dettagli e negli interessi particolari, converge su un punto: il ritorno alla sovranità nazionale come risposta alle fragilità della globalizzazione e del liberismo senza regole. Tuttavia, il protezionismo da solo non può risolvere i problemi strutturali dell’economia mondiale, anzi rischia esso stesso di aggravarli. La “via sociale” offre una prospettiva più equilibrata, capace di unire progresso e solidarietà, ridando speranza e dignità ai cittadini e costruendo una società più giusta e coesa.




