‘Dovevamo sapere che quando eravamo classe dirigente di governo – spiega – non potevamo essere classe dirigente di
partito. Certo non è facile trovare un sostituto, ma in politica nulla è facile”. Alemanno in particolare si riferisce
agli incarichi istituzionali del presidente di An, Gianfranco Fini, diventato nel secondo governo Berlusconi
vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Sulla necessità di avere un segretario, Alemanno fa riferimento ad
altri partiti che hanno adottato la stessa linea. ”Nei Ds c’è D’Alema che fa il presidente e Fassino il segretario.
Nell’Udc c’è Follini, ma con la chiarezza che chi va a fare il segretario lo fa per rappresentare il cuore politico di
quel partito”. E in proposito fa riferimento al fatto di non avere insistito all’Assemblea nazionale per avere la
nomina di un segretario. ”All’Assemblea nazionale – sottolinea – doveva uscire un nome. Non dobbiamo avere paura della
democrazia. Dobbiamo toglierci dalla testa l’idea del capo che pensa per tutti”. La questione del segretario, secondo
Alemanno, ”andrà riproposta dopo le elezioni”, ma adesso imminente è la questione dei vertici del partito, azzerati
nei giorni scorsi dallo stesso Fini. ”Il partito non può rimanere commissariato a lungo – chiede a gran voce Alemanno –
Questo momento d’eccezione va riassorbito rapidamente, serve una classe dirigente che affronti le prossime scadenze”.
Alemanno chiede che venga ricostruito ”l’organo esecutivo del partito” perché ora ”non c’è una classe dirigente di
vertice, ci sono solo alcuni incarichi istituzionali ed è evidente che ogni volta che bisogna discutere un tema
importante non si può convocare sempre la direzione nazionale. Certo la figura del segretario sarebbe meglio farla prima
del congresso, magari all’Assemblea programmatica, ma non credo che accadrà”. Durante il suo intervento Alemanno ha
rivendicato il ruolo che in questi anni ha avuto Destra sociale. ”E’ necessario che Destra sociale sia centrale. Sono
finiti i tempi pavloviani, non vediamo cani arrabbiati da nessuna parte. Ora serve il confronto”. E ancora: ”Ci siamo
sempre sforzati di dire cose concrete, per questo rivendichiamo la nostra centralità politica e il 28 alla direzione
nazionale rivendicheremo che quello che è successo all’Assemblea nazionale non ci sarà più. Terremo alto il dibattito –
avverte – e ci faremo sentire sempre”. Un affondo al presidente di An è giunto oggi dal ministro della Salute,
Francesco Storace. ”Equilibrio non significa azzerare tutto, umiliare chi lavora e magari, e questo è davvero
insopportabile, minacciare ‘repulisti’, brutta parola non molto democratica, nelle federazioni” ha detto il ministro
che ha affrontato la situazione interna al partito, dopo l’azzeramento dei vertici e le nomine fatte dal leader di An,
Gianfranco Fini. Storace si è detto preoccupato dal ”metodo con cui il presidente del partito anticipa futuri esercizi
di dispotismo verso un partito che sembra costruito più a difendersi dal suo leader che dagli avversari politici”. Ha
invitato invece ad ”abbassare i toni” su Fini il sottosegretario alle Infrastrutture e responsabile del programma
elettorale di An Silvano Moffa, per il quale ”bisogna evitare rancori e polemiche interne e puntare decisamente alla
costruzione di un progetto politico, anche rispetto al percorso della costruzione di un partito unitario”.

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